Parvenza

Era una sera d’inverno, una di quelle sere, fredde, d’un freddo pungente, avevo appena dieci minuti per prendere furtivamente un caffè prima di ritornare ancora una volta al lavoro.

Nella frenesia, la scelta del locale cadde proprio in una pasticceria dal nome settecentesco, un posto che non avevo mai notato, e che mi incuriosì…

Entrai, la luce era pallida e il silenzio pervadeva la tetra solitudine di quel luogo. Dietro al banco una mesta signora anziana guardava disattenta verso il niente. Mi avvicinai amareggiato da quel sapore di rimpianto da quel sentore indefinito di malinconia, ordinai e mi sedetti in una di quelle poltroncine di color marroncino chiaro, attorno a me notai quell’ampia sala, ordinata, pulita, fredda, priva di vita, di gioia, di festosità,pensai ai giorni migliori che quel luogo conobbe, gaie brigate, gioia ed infine allegria in giorni di festa ormai defunti per sempre.
Il ticchettio dell’orologio che enfatizzava ogni secondo, il grande lampadario che pendeva in mezzo al salone, il sordo silenzio, la fioca luce, il freddo, donavano il tetro sentore della morte, davano a quel posto un sapore d’altri tempi, suscitarono nel mio animo quiete e rassegnazione.

Educatamente mi portò la mia cioccolata in una tazza, zollette di zuccherò e due,tre biscotti secchi…

Quella blanda armonia, quel luogo dove le immagini e le sensazioni non erano ancora state corrotte dal presente, quella anziana signora, che prima per me osservava il vuoto, ora guardava antiche immagini perdute nel passato, che la accompagnavano fino al crepuscolo di un’altra giornata.

In quell’angolo di mondo tutto si era fermato, non esisteva la frenesia, il caos, il rumore…

…pagai ed amareggiato uscii, con il sapore assurdo di pace e malinconia, triste ritornai alle mie faccende, senza accorgermi, o accorgendomi forse tardi che quello era il luogo in cui ognuno di noi un giorno si sarebbe trovato.

Una stanza vuota, ma per noi intrisa di ricordi, dove trascorrere sotto il monito delle ore il nostro crepuscolo, fino all’orario di chiusura.

Qualche giorno dopo passai distrattamente innanzi a quella triste pasticceria e notai le luci spente, la porta serrata ed un’epigrafe che la raffigurava negli ultimi giorni, con lo stesso sguardo rivolto verso una felicità passata.