L’epilogo – Barbara Leoni

Benchè puntualmente informata dalla Albini, di tutto ciò che stava accadendo e della relazione con la Gravina, ella tornò a Napoli il 23 febbraio 1892 ed ancora un paio di giorni ai primi di marzo. Si avvicinava il loro quinto anniversario e il 2 Aprile Elvira lo raggiunse a Mergellina, in un casa da lui preparata per brindare alla “felicità futura”. Lei volle ancora credere alle sue parole suadenti ed alle effusioni lascive, fino a quando, casualmente, non scoprì, occultato in un comodino, un biglietto della Gravina ed allora abbandonò seduta stante la casa, ritornando a Roma. La donna di servizio di Gabriele, Antonietta, si sentì in dovere di scriverle una lettera anonima, nella quale si diceva degli incontri di Gabriele con la Gravina, proprio nella casa di Mergellina e – cosa ancor più grave – della prossima uscita de “L’Innocente” in volume, con la dedica a quest’ultima. Lui, accusato dell’infamia, le farfugliò qualche scusa infelice che giustificava tale precisa scelta, ed Elvira, ancora una volta vacillò.

Il 10 Aprile 1892 il romanzo, edito dal napoletano Ferdinando Bideri, l’unico che aveva accettato di pubblicarlo, apparve nelle librerie, sulla cui prima pagina c’era la chiara dedica alla Gravina. Il cattivo gusto di D’Annunzio giunse sino al punto di mandare una copia del romanzo ad Elvira che tuttavia non lo aprì mai e giunse poi intonso nelle mani di un collezionista molti anni dopo. Purtroppo le cose con Maria Gravina erano ben più pesanti. La principessa era incinta ed il padre del nascituro era proprio Gabriele, ma questo, ovviamente si guardò bene dal confessarlo all’incredula Elvira che dal quel legame rifiutava di staccarsi. Era il suo punto debole e lui la attaccò da quel fronte. Anzi fece di più. Scoperta l’identità della delatrice Clo Albini, se la fece amica e con il suo aiuto, vide Elvira più volte in Maggio a Roma, manifestandole tutto il suo amore e testimoniandole incredibilmente la sua fedeltà; così guadagnò ancora altro tempo. Era una spudorata bugia, perché ormai conviveva con la Gravina, la quale aveva abbandonato il marito e il 4 luglio di quell’anno lo aveva citato avanti il tribunale di Napoli per ottenere la separazione. Non basta. Proprio in quei giorni era stato sorpreso a letto dal marito di “Moricicca” ed a stento era stato soffocato lo scandalo. Anche Napoli diveniva inabitabile e si preparava a lasciarla. Ora comprendeva l’errore che aveva commesso e che era costretto a continuare per un malcelato senso d’onore verso la principessa siciliana e seguì il suo oscuro destino. Certo va detto che D’Annunzio, verosimilmente era un fenomeno patetico. Affranto da mille angustie, sommerso da debiti che mai avrebbe potuto pagare, senza più un luogo dove abitare, avendo bruciato tutti i posti che avrebbero potuto accoglierlo, con una moglie e tre figli ed un quarto in arrivo, senza contare la sua famiglia d’origine che del dolore e della vergogna aveva fatto una bandiera, aveva il tempo di dedicarsi interamente alle futilità di un mondo che stava esalando gli ultimi respiri e le gustava a pieno come fossero autentiche necessità.
In settembre il conte Anguissola, querelò D’Annunzio e la Gravina per adulterio. La donna era al quinto mese di gravidanza e ormai la notizia non poteva essere più tenuta segreta. Gabriele ne scrisse finalmente ad Elvira, dopo averla ingannata fino all’ultimo. Le chiese di rivederla per riavere tutte le sue lettere, più di mille, che costituivano un discreto materiale per un’opera letteraria. Egli non aveva ancora completato “L’Invincibile” e quella corrispondenza gli occorreva.
Il 18 novembre, gli amanti si videro per l’ultima volta a Roma. Elvira rifiutò di restituirgli ogni cosa e stavolta la rottura fu definitiva.