Il Piacere

Le esperienze del poeta e della sua magnifica vita prendono forma nella persona di Andrea Sperelli un esteta dotato di buon gusto in opere d’inchiostro, carismatico, eloquente, effemminato e dalla dirompente passione. Una personalità camaleontica, colma di ardore e voluttà, alla ricerca di appagare un eterna sete di piacere che la mediocre società borghese del tempo non può saziare. Un animo volubile, dissidiato, una mente fervida e infaticabile, ed un gusto raffinato, nobile e languido rappresentano la figura del protagonista del romanzo. Nella mondanità della capitale trova spazio il delirante universo del conte Sperelli e la sua bruciante passione per Elena Muti, raffinata amante, abile in erotiche alchimie, con cui Andrea condivide una voluttosa e tormentata relazione amorosa colma di ardimento, fervore, lancinante gioia e languido martirio.

Il romanzo si apre con l’immagine del protagonista che attende impaziente il ritorno della sua Elena, partita misteriosamente due anni addietro, dopo uno dei tradizionali convegni amorosi. Tutti gli oggetti della stanza ancora immutata riportano alla mente di Andrea l’immagine di lei, quella donna mai sazia di baci, colma di voluttà con cui raggiungeva il delirio dei sensi. Il legno di ginepro, i petali di rose che le coprivano il corpo, e l’aspra voluttà che scatenava incontrollabile pianto di gioia dopo i momenti più vigorosi dell’amore, rappresentavano per il venticinquenne Conte Sperelli l’immagine del PIACERE…
L’addio di Elena, due anni prima, provoca nell’animo dell’esteta un tale turbamento che lo spinge ad una folle ricerca del piacere perduto. Piacere che tenta di saziare con avventure mondane di qualsiasi tipo, fino a conoscere Maria, ( la donna angelo ) colei che lo potrebbe redimere. Maria moglie tormentata e maltrattata dal marito, vuole un rapporto totalmente diverso, poetico, romantico, dolce, cosa che il camaleontico esteta sa darle con mendace maestria.
Ma lo spettro di Elena aleggia ancora nel suo animo ormai corrotto dal piacere, e provocherà ciò che nelle ultime pagine rappresenterà tra le righe una crisi di valori di ben più vasta portata, la crisi della società aristocratica ottocentesca.

Il Piacere rappresenta in assoluto il più significativo dei romanzi D’annunziani, la sua puntuale, chiara, precisa e minuziosa descrizione degli ambineti, stati d’animo, contesti e sentimenti deliniano un quadro lucido e spregiudicato della sua personalità poliedrica e raffinata.
Il tentativo del Protagonista di fare della sua vita ciò che si fa d’un opera d’arte ricalca la tematica affrontata da Wilde nel Ritratto di Dorian Gray, anche se il D’Annunzio riesce ad esprimere il concetto in maniera più esplicita, fluida e soddisfacente.
Lo stile di scrittura è il classico del poeta, auilico, melodico, talvolta volutamente logorroico e gli ambienti descritti sono i tipici ambienti D’Annunziani dell’Italia aristocratica malata di edonismo.

Il significato del romanzo è che il vero piacere lo si può trovare nella cose più semplici, nel verso, nella poesia, e talvolta è la spiritualizzazione del possesso più importante del gaudio carnale.