Anno 1889 – Barbara Leoni

Gabriele restò ancora in Abruzzo per sistemare, come poteva, la questione del padre e le angustie della sua famiglia, fino a quando non decise di rientrare a Roma il 2 Febbraio 1889. Donna Maria e i tre figli si erano trasferiti a Via Piemonte 1, in un appartamento sottostante a quello di sua madre, che di lei si prendeva cura, unitamente al Principe Sciarra e ad altri amici della coppia, come il Conte Gegè Primoli che realizzò di Donna Maria un bellissimo ritratto fotografico.

Il riavvicinamento degli amanti favorì una nuova e più intensa passione, consumata in un altro rifugio d’amore scovato ed allestito da Elvira. Per la decorrenza del loro secondo anniversario progettarono un viaggio, “una gran settimana d’amore” da spendersi senza affanni ad Albano. Partitti il 2 Aprile da Roma e diretti verso la città laziale, avrebbero dovuto cambiare treno in località Cecchina, ma non se ne avviderono e prima di realizzare bene dove fossero giunti, si ritrovarono a Segni- Paliano. Scesi dal treno attesero a lungo la coincidenza del ritorno, dando a lui il tempo di ideare una lirica su un alberello che faceva mostra di sé in stazione. Nel vagone di ritorno, del quale erano gli unici viaggiatori, si abbandonarono ad un amplesso sfrenato, tanta era la passione.
Ad Albano, finalmente giunti, restarono fino al 6 Aprile, quando a disturbarli arrivò la madre di Elvira, determinata a riportarla a casa. Il 2 maggio 1889 usciva nelle librerie “Il Piacere”, che forte di un marcato impulso sensuale, incontrò un incredibile successo, anche per via dei detrattori, che denigrando il romanzo ottennero, per effetto, quello di pubblicizzarlo ancor di più. La storia con Elvira proseguiva sempre più sfrontatamente, fino al 27 giugno, quando ella partì con la sorella Teresa e l’amica Vittoria per Milano e i laghi Maggiore e di Como. L’amica fungeva da mittente e destinatario della corrispondenza con l’ardente Gabriele che era a Roma e poi a Pescara e quindi a Francavilla, ospite del solito Michetti, intento a scrivere un nuovo romanzo, destinato ad unirsi al “ Piacere” come ideale continuazione di un intento estetico-sensuale in letteratura. La nuova opera si chiamava “L’invincibile” ed era l’esatta cronaca del loro amore, trascritta e spesso trasfigurata con fedeltà di particolari. Questa volta, però, il sacro fuoco dell’Arte, cui D’Annunzio obbediva ciecamente, non lo placava, né bastava a dargli la pace della soddisfazione. Il suo pensiero era ad Elvira, che desiderava più della stessa vita, se è vero ciò che scrisse quasi cinquanta anni dopo nel “Libro Segreto”. In breve la clausura che si era imposto l’anno prima gli venne insopportabile ed alla fine, non potendone più, si sfogò con Michetti; gli disse tutta la sua “passione non mendicabile” e dovette essere molto convincente con l’amico, che passava addirittura per misogino, perchè venne a Roma con l’intento di portare con sé Elvira in Abruzzo. Lei non apettava altro.

Gli amanti, così finalmente ricongiunti, trascorsero un lungo periodo di convivenza a S. Vito Chietino: dal 23 Luglio al 22 settembre, data in cui Elvira ripartì per Roma, mentre D’Annunzio riprendeva la via di Francavilla nel “Convento”per terminare il secondo romanzo. Molti sono concordi nell’indicare che la convivenza segnò l’inizio dell’affievolirsi della passione da parte di lui, puntualmente riportato nele pagine del romanzo. Ma un altro spettro si appalesava.
Egli aveva 27 anni ed aveva consumato tutti i rinvii per evitare il servizio militare ed ora doveva presentarsi alla leva. Il primo novembre entrò nella caserma Macao in Roma presso il 14° reggimento dei cavalleggeri di Alessandria. A nulla erano valsi tutti i tentativi perpetrati per essere riformato.
Elvira invece, per purgarsi del peccato estivo durato due mesi, venne inviata dalla famiglia ancora nel Nord Italia e poi a Parigi, sperando che la lontananza uccidesse la sua passione.