12 Marzo 1938

Questa sera al vittoriale l’oscurità è scesa anzitempo, il silenzio avvolge le piazze , le strade i giardini. Tutto è diventato muto e una tristezza struggente ammanta ogni cosa, Il MAS ha uno scricchiolio sinistro, lo SVA muove appena l’elica d’ebano, si ode mesto e lontano un rintocco di campana proveniente della nave “Puglia”. I suoi 30.000 libri tacciono per sempre. Le sue donne effigiate al soffitto della stanza del lebbroso piangono il loro meraviglioso amante. L’isotta Fraschini “Torpedo” pur nel buio della sera emana dalle sue cromature bagliori lucenti a testimonianza del passato splendore e delle galanti avventure. Ora è ferma, per sempre, dov’era. Il lago diviene nero come la pece ed un vento di morte lo attraversa d’improvviso sibilando. Il teatro è pronto per rappresentare l’ultima tragedia del suo autore più amato. Un urlo squarcia la notte di Gardone “ ardire non ordire”.

Gabriele è morto………

In questo momento il mondo perde “il diletto figlio”, noi perdiamo il vate, l’artista, il sognatore, l’esteta l’ uomo innamorato della vita e delle sue bellezze. Come in una visione irreale e fantastica lo vedo cavalcare nudo in sella al suo “malatestino” lungo le spiagge Versigliesi e poi con i suoi amati levrieri che per sfamare si indebitava sino al collo. O caro poeta quanti dolci ricordi ci hai lasciato, quanto amore, quanta passione. Sono tutti qui ora, vogliono darti l’ultimo saluto. Sfilano compunti, alcuni piangono, altri riflettono, altri ancora ringraziano. E’ qui Benito che finalmente non avrà più bisogno di farti spiare, comunque sembra dispiaciuto. Troppo ti ammirava e forse troppo ti invidiava. Invidiava il tuo coraggio di soldato, il tuo talento di artista, la tua cultura infinita, il tuo modo di infiammare le folle. Molto ha attinto dal tuo repertorio, dai tuoi motti, dal tuo modo di vivere ma, non era un puro come eri tu, non era un esteta innamorato della vita e del bello lui, lui era un’altra cosa purtroppo. Ed ecco il Re. Lui ha capito poco e niente di cosa eri e quello che rappresentavi, lui era impegnato a proteggere la sua monarchia il suo casato. Doveva essere Mussolini a suggergli di premiarti . Speriamo abbia compreso appieno la motivazione della tua onorificenza a principe di Montenevoso.

Seduti intorno al tuo letto di morte vedo i tuoi personaggi: vedo Andrea Sperelli il tuo alter ego, ancora indeciso tra la passione per Elena e il delicato sentimento verso Maria. Quanto ti assomigliava Andrea. Spero abbia imparato a tacere mentre fa all’amore.

Piu’ in la Ermione, piange, il viso bagnato di lacrime e di pioggia.

Vedo il tuo amico Michetti , questa volta pero’ non puo’ aiutarti. Ti ha voluto bene accettandoti cosi com’eri con i tuoi inimitabili pregi e con i tuoi terribili difetti. Forse e’ venuto a trovarti anche qualche vecchio creditore… ( Brav’uomo cosa sono i tuoi pochi soldi di fronte alla grandezza di quest’uomo ). Considerati privilegiato e fortunato per averlo conosciuto. Dimentica il tuo misero credito e vantati di questo privilegio.
Donne sconosciute si inginocchiano e piangono. Avendoti conosciuto non hanno voluto rinunciare ad offrirti l’ultimo saluto. Tu avevi il dono della parola, un dono prezioso e raro, privilegio di pochi eletti. Con quella parola incantavi, turbavi, ammaliavi. Non so e non saprò mai se si innamoravano della tua straripante cultura o delle tue doti di amante. Questo non potrò mai saperlo, quello che invece so è che, le donne, sono tutte qui,

La tua vita e’ stata vissuta rischiando sempre, come un giocatore d’azzardo. Più era pericolosa l’avventura e più ti accanivi a realizzarla. Sei tu stesso a descrivere questo tuo impulso

“io ho sempre vissuto contro tutto e contro tutti non soltanto in Fiume d’Italia – affermando e confermando ed esaltando me medesimo. Ho giocato col destino. Ho giocato con gli eventi, con le sorti, con le sfingi e con le chimere. Il vero giocatore di baccarà o d’altri giochi rischiosi e veloci seduto alla tavola verde ha in sé qualcosa del mio sentimento sfrenato; che è la vera nobiltà e la vera bellezza della mia vita lunga. (Dal “Libro segreto”)

Nel lasciarti desidero farlo ricordando le ultime parole del tuo discorso del 18/gennaio/1921 rivolto ai tuoi amati Fiumani prima di abbandonare Fiume costretto dalle cannonate di quell’esercito nel quale avevi profuso coraggio sangue e amor di patria: “Fiumani, fratelli, questa è l’ora più angosciosa della mia vita. Io rifarò fra poco quella via che feci sotto il sole di settembre del 1919. Per Fiume bella, per Fiume sana e forte; eia, eia, eia, alalà! Viva l’Amore! Alalà!”” E mentre al tuo funerale suonano un quartetto di Beethoven ( da te voluto) lo stesso che ascoltasti da giovane commuovendoti fino alle lacrime. Lo stesso che hai cercato di imparare a suonare senza mai riuscirci, mi rivolgo alla tua mamma:

O mamma non pianger più torna il diletto figlio alla tua casa ……. questa volta per sempre.

In occasione della tua morte un giornale francese ha cosi scritto nel 1938…”Non è scomparso soltanto un poeta ma un uomo che ha saputo imporre i propri sogni agli altri uomini”.

Roberto Perro